A proposito di Dani Levy e della cinematografia berlinese - Intervista al regista

Ritratto di Dani Levy - foto: Emilio Esbardo

di Emilio Esbardo

Dani Levy, regista e attore, è nato e ha lavorato a Basilea prima di trasferirsi a Berlino, dove ha girato molti dei suoi film che lo hanno reso famoso. In città dal 1980, quando ancora vi era il Muro, ha realizzato la pellicola Du mich auch, che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Il film, che racconta la storia d’amore di due ragazzi a Berlino ovest, è divenuto un cult. Dal mio punto di vista vi sono tra le più belle e affascinanti immagini in bianco e nero della città divisa.


Tra i suoi numerosi film desidero citarne due:

- Zucker!… come diventare ebreo in 7 giorni – anno 2004. Titolo originale: Alles auf Zucker! – racconta la storia dell’ex giornalista sportivo di successo della DDR Jaeckie Zucker, comunista ed ateo. Con la scomparsa della madre lo raggiunge il suo passato ebreo. La parte del protagonista è interpretata benissimo da Henry Hübchen, che io ho intervistato nel 2015. Alles auf Zucker! è un film pieno d’umore, che porta a riflettere sui veloci cambiamenti della metropoli riunificata, della vita quotidiana degli ebrei a Berlino e delle tragedie scaturite dalla costruzione del Muro nel 1961, che aveva praticamente diviso famiglie intere come quella di Jaeckie che all’improvviso non ha più potuto visitare madre e fratello residenti nella Germania ovest.

- Mein Führer – La veramente vera verità su Adolf Hitler delinea la figura del dittatore dal punto di vista di Dani Levy, che è ebreo. In Italia il film ha suscitato forti critiche: accusato di suscitare compassione per Adolf Hitler, falsificandone l’immagine. Io invece credo che il film sia ben fatto e che Levy utilizzi il suo proverbiale umorismo per mettere in risalto l’assurdità della situazione. Il riso è da sempre utilizzato per evidenziare le grandi tragedie che colpiscono gli uomini. Sullo sfondo vi è la metropoli oramai resa ad un cumulo di macerie a causa dei bombardamenti.

Nel 1994, insieme ai colleghi Tom Tykwer, Dani Levy, Wolfgang Becker e al produttore Stefan Arndt, ha fondato la società cinematografica X Filme Creative Pool

Dani Levy con la videocamera per girare film in VR (virtual reality) - foto: Emilio Esbardo

È stato per me dunque interessante intervistare Levy per capire meglio il panorama cinematografico di Berlino e di come la cinematografia si sia sviluppata con la riunificazione della città.

- INTERVISTA - 

Signor Levy, lei si è trasferito a Berlino negli anni ’80. Potrebbe spiegarci come ha percepito la città in quel periodo e come si è sviluppata in ambito cinematografico fino ai giorni nostri?

Negli anni ’80 la città era completamente diversa: Berlino ovest era immersa nella DDR; qui giungevano solo persone che volevano evitare il servizio di leva e artisti selvaggi. La cinematografia era prevalentemente di genere underground: vi era una scuola la dffb (1) che sfornava registi indipendenti; era il periodo, durante il quale, essa era di stampo accademico e per niente commerciale. Con la caduta del Muro e la riunificazione, la città divenne molto più grande e si aggiunsero i registi provenienti dalla DDR che divennero famosi e importarono la loro cultura e la loro tradizione cinematografica nella Repubblica Federale. Non contava se si provenisse dalla parte est o dalla parte ovest: le due culture cinematografiche si sono mescolate. I registi della DDR hanno iniziato a lavorare sia per il piccolo che per il grande schermo. Si formò una sorte di energia positiva, che fece bene alla città. E la cosa si è così lentamente evoluta fino al punto che Berlino sostituì Monaco come capitale della cinematografia. Berlino si arricchì dello Studio Babelsberg (2), poi giunsero gli americani, i film iniziarono ad essere più commerciali. Berlino divenne non solo importante per la produzione ma essa stessa divenne il centro delle riprese. La X Filme Creative Pool è stata fondata da me, Tom Tykwer, Wolfgang Becker e Stefan Arndt come casa di produzione e di distribuzione. Correva il 1994 quando noi percepimmo che la maggioranza dei produttori era oramai interessata solo a fare soldi. I budget venivano messi più a disposizione per la televisione. Era ancora possibile girare film ma necessitavamo di grosse somme da parte dei produttori. Un altro problema era che volevamo realizzare le nostre pellicole senza scendere a compromessi. Volevamo divenire una sorta di famiglia, un gruppo unito, un centro d’idee anche per altre persone, X Filme avrebbe dovuto supportare le discussioni tra di noi e aiutare a realizzare film con contenuti. Almeno questa era l’idea di partenza. Non ha funzionato tutto come avremmo voluto ma la X Filme si è sviluppata. E’ stata, come hai suggerito tu, un’azione pionieristica, perché case di produzione messe su da registi uniti tra di loro, era qualcosa di raro. Negli ultimi 10 anni però è diventato tutto più difficile e provo tristezza perché ho la sensazione che l’intero panorama cinematografico abbia preso una direzione maggiormente commerciale. Tutte le pellicole che hanno contenuti innovativi, politici e con messaggi forti hanno sempre meno pubblico, mettendo in pericolo la sopravvivenza del cinema d’autore. Siamo arrivati al punto che bisogna ridursi a lavorare per la televisione.

Da dove nascono le sue idee per un nuovo film? Mi è piaciuto moltissimo Du mich auch, raramente ho visto delle immagini così belle della Berlino divisa dal Muro… 

Le idee vengono naturalmente dettate dalla vita stessa; esse nascono dalle esperienze quotidiane. La maggioranza dei miei film non sono autobiografici ma hanno spunti biografici. Molte mie pellicole sono nate dai miei desideri di raccontare una storia d’amore oppure la vita degli ebrei a Berlino o dalla voglia di realizzare un film su Hitler, perché gli altri film su di lui mi hanno fatto arrabbiare: io sono ebreo e questa idea mi è balenata improvvisamente, in dieci secondi. Per svilupparla correttamente però ci sono voluti dieci anni. Anch’io penso come te che Du mich auch sia stato filmato molto bene. Per Carl-Friedrich Koschnick era la sua prima pellicola come cameraman ed abbiamo girato in bianco e nero con una super 16 millimetri… un film molto bello…

NOTE

(1) dffb, abbreviazione di Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin, è un’accademia cinematografica fondata nel 1996 nella Repubblica Federale.

(2) Lo Studio Babelsberg è il più antico studio cinematografico al mondo, situato nella città di Potsdam a due passi da Berlino e facente parte della DDR durante la divisione.

Share Button