“Il principe dei libri” - Intervista a Ruprecht Frieling

Ruprecht Frieling - Foto: Emilio Esbardo

di Emilio Esbardo 

Ruprecht Frieling, nato il 1952 a Bielefeld, è saggista, editore e produttore. Alcune volte utilizza anche lo pseudonimo Prinz Rupi. Dopo aver visitato gli Stati Uniti, ha importato, per primo in assoluto, nel 1980, in Germania, il modello dell’autopubblicazione, fondando a tale scopo la casa editrice Frieling Verlag, che in venti anni di attività ha impiegato lettori, redattori e correttori di bozza dall’alto profilo professionale, immettendo nel mercato più di 10.000 autori. Questa esperienza l’ha raccontata nella sua autobiografia “Der Bücherprinz” (Il principe dei libri).


Rispetto alla Germania, il fenomeno dell’editoria a pagamento aveva preso piede molto tempo prima, sia nel mercato USA con il nome di “vanity press”, sia in Francia con il nome di “Édition à compte d’auteur”.

All’inizio gli autori, che si autopubblicavano, venivano definiti dalla stampa e dagli addetti al settore come “Desiderosi di essere scrittori”, “incapaci”, etc. Addirittura Umberto Eco li ha definiti, nel suo romanzo “Il pendolo di Foucault”, con la sigla APS, abbreviazione di autori a proprie spese. Lo stesso Frieling Verlag è stato, dapprima, osteggiato e boicottato dai media tedeschi.

Con la diffusione di Internet, in brevissimo tempo e a costi zero, aspiranti scrittori, possono autopubblicarsi facilmente.

Ruprecht Frieling, a causa di una grave malattia, ha ceduto la sua impresa e dopo la guarigione ha ripreso la sua attività editoriale, dedicandosi a pubblicare prevalentemente i suoi libri – ne ha dato alla luce più di quaranta – puntando soprattutto sugli e-books, sotto forma di autore/editore, costituendo “Internet-Buchverlag.de”, ma anche in forma cartacea utilizzando la piattaforma di autopubblicazione di Amazon “CreateSpace”. È del 18 febbraio 2016 la sua ultima fatica letteraria: “Der Mann, der wie Jesus wirkte: Biographische Reportagen” (L’uomo che ha avuto la stessa influenza di Gesù: reportage biografici). 

A tutti gli aspiranti scrittori, Frieling cita sempre la frase “Solo chi osa vince”. Consiglia di non lasciarsi abbattere dalle avversità e dalle opinioni negative della gente. Soprattutto alla base del successo, vi è la formazione e il perseguimento di una propria visione. Bisogna sempre seguire la propria stella con convinzione, autodeterminazione e con una grandissima autostima, più o meno come le prime apparizioni nel mondo letterario dell’allora sconosciuto Peter Handke:

“ (…) Gli studenti più anziani si ricordano: un tempo a tutte le feste letterarie gironzolava un ragazzetto con i capelli pettinati in avanti ed un berretto rosso. Provocava i colleghi scrittori e offendeva il suo pubblico (…) Si autopubblicizzava come genio letterario (…)”

- Intervista a Ruprecht Frieling -

Ruprecht, ti sei trasferito a Berlino ovest nel 1969. Ricordi ancora la situazione della città divisa in due? Quali sono state le tue prime impressioni?

Io appartenevo allora a quella cerchia di ragazzi, che si sono trasferiti a Berlino, perché non volevano fare il servizio militare. Chi abitava a Berlino ovest era dispensato dalla naia a differenza dei giovani che abitavano nel resto della Repubblica federale. Tutti coloro i quali erano contro l’esercito, si sono raggruppati a Berlino ovest, dove hanno studiato e trovato lavoro. Ai berlinesi non stavamo simpatici. Eravamo diversi da loro. Avevamo i capelli lunghi, eravamo politicamente di sinistra e molto critici. Ciò non piaceva alla gente. Eravamo un po’ come i rifugiati, che attualmente vengono qui in Germania. Rifugiati per motivi politici, che non volevano prestare il servizio militare. È stato un periodo molto variopinto e selvaggio a Berlino ovest. La città era un’isola in un mare rosso (la DDR). Era sempre molto pericoloso circolare con i mezzi. Ai confini vi erano i posti di controllo. Per raggiungere Berlino ovest bisognava attraversare la Repubblica Democratica. I controlli di frontiera erano molto severi, in compenso Berlino ovest era una specie di paradiso per gli spiriti critici e per i creativi di sinistra.

Quanto è cambiata Berlino con il tempo?

Ogni città cambia con il tempo. Berlino ha mutato volto completamente, dopo la caduta del Muro e con l’unificazione della parte est con l’ovest. Oggi è totalmente un’altra città. Non è più quella di una volta, nemmeno un’isola, dove vi erano istituzioni particolari, opportunità e caratteristiche speciali, che non si avevano da nessun’altra parte nel mondo. Oggi è divenuta una metropoli normale, molto simile a città come Colonia, Amburgo, Francoforte o Monaco.

Tu sei stato il primo ad aver fondato una casa editrice per autori che si autopubblicano. Come ti è venuta questa idea?

Allora, in Italia, in Francia e in Gran Bretagna esistevano già da tempo. In Germania ancora non ne erano state fondate a causa del nostro passato nazista. Da noi tutto doveva essere ben regolamentato, per non ricadere negli errori del passato. Tale regolamentazione era maggiormente sentita nel mondo dell’editoria e dei media. L’idea mi è venuta durante il mio viaggio negli Stati Uniti, dove questo modello editoriale era una cosa normalissima.

Che ruolo ha giocato Berlino nella tua vita professionale? Ha influito la città nella tua decisione di fondare una casa editrice in Germania?

Sì, Berlino ha giocato un ruolo determinante, perché era una città con molte università rinomate ed era il più importante centro scientifico tedesco, per questo aveva un fascino esotico. Tutte le novità e innovazioni partivano da Berlino: ecco perché aveva un certo fascino fondare qualcosa di nuovo qui, come una casa editrice per autopubblicazioni.

Da gennaio 2006 gestisci una casa editrice online. Quanto, secondo te, internet ha cambiato l’editoria?

Ho gestito la casa editrice Frieling & Partner dal 1980 al 2002, anno in cui mi sono ammalato gravemente e l’ho dovuta vendere. Avevo il cancro, dovevo sottopormi alla chemioterapia e, nonostante ciò, ho continuato a seguire l’evolversi dell’editoria, per ritornare a lavorare velocemente in caso di guarigione. Per fortuna sono sopravvissuto ed ho deciso di riprendere la mia attività come editore di me stesso. In pratica ho fondato una casa editrice attraverso la quale pubblicare me stesso, che non aveva niente a che vedere con quella precedente, che aveva molti dipendenti, un migliaio di autori sotto contratto e con la quale ero arrivato a pubblicare un libro al giorno. Affermerei che Internet rappresenta una rivoluzione paragonabile a quella di Johannes Gutenberg, il quale grazie alla sua invenzione della stampa a caratteri mobili, ha reso i libri un prodotto accessibile alle masse. Prima di Gutenberg, i libri venivano scritti a mano negli “Skriptorium” (centro scrittori) dai copisti. Erano così libri individuali o di poche copie ad appannaggio degli ecclesiastici e della nobiltà. Oggi, con la diffusione di Internet, molti si lamentano che i libri elettronici non hanno odore, non possono essere sfogliati, etc. Al tempo di Gutenberg, i nobili e gli ecclesiastici hanno protestato veemente affermando che i libri stampati avevano un aspetto orrendo, una rilegatura pessima, mancava il piacevole fruscio prodotto dalla pergamena e il piacevole odore dell’inchiostro. Internet ha innescato una rivoluzione gigantesca, consentendo a tutti, con molto impegno e senza soldi, di poter pubblicare le proprie opere. È una cosa affascinante.

Dunque, tu giudichi Internet positivamente?

Assolutamente, senza pensarci. Internet è un’opportunità per tutti.

Il primo consiglio che daresti a tutti coloro i quali vogliono lavorare come scrittori e vogliono sopravvivere da autori che si autopubblicano?

Il primo consiglio e il più importante è avere una visione su ciò che si vuole realizzare e seguire la propria stella, qualunque cosa accada. Dunque rimanere fedeli, senza compromessi, alla propria stella, alla propria fantasia, infischiandosene del giudizio degli altri. Continuare a portare il proprio progetto fino in fondo, fino all’affermazione personale, che arriverà sicuramente.

www.ruprechtfrieling.de

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