Intervista ad Alessandro Rimassa, autore di Berlino sono io!

- Pubblicato originariamente il 28 giugno 2011 - 

il nuovo Berlinese compie un anno e mezzo: pubblichiamo gradualmente i nostri migliori articoli e fotoreportage.

Alessandro Rimassa è nato a Milano, il 19 ottobre 1975, e lavora come scrittore, giornalista e autore televisivo. Attualmente conduce su La3 il programma Generazione S, che racconta storie di giovani italiani di successo.

Il suo primo libro, scritto con Antonio Incorvaia, tradotto in sette lingue, da cui è stato tratto l’omonimo film, è Generazione mille euro: un romanzo generazionale sui giovani precari, non solo costretti a “tirare avanti” con mille euro al mese ma anche con contratti atipici e dunque vivere in situazione d’instabilità professionale, economica e sentimentale.

Foto: gentile concessione di Alessandro Rimassa

Nel 2010 Alessandro ha pubblicato Berlino Sono Io, il seguito di Generazione mille euro, dove Claudio, il protagonista, ha finalmente ottenuto un posto fisso e una casa di proprietà, ma nonostante abbia raggiunto i suoi obiettivi principali, cade in depressione, inizia a fare uso di cocaina e ansiolitici. Decide di partire per Berlino, sua unica uscita di sicurezza. Nell’intervistare Alessandro Rimassa il discorso si è incentrato soprattutto sul suo romanzo Berlino Sono Io e del suo rapporto con la capitale tedesca.

Alessandro, potresti raccontarci qualcosa di te e della tua vita?


Ho 35 anni, sono nato e cresciuto a Milano, lavoro da quando ne ho 21 nel mondo dei media e la passione per la scrittura è scoppiata con generazione Mille Euro, il romanzo di denuncia generazionale scritto nel 2005 con Antonio Incorvaia.

Potresti spiegarci meglio il titolo del libro “Berlino Sono Io”? È forse una dichiarazione d’amore alla città?


Amo Berlino. Amo la sua capacità di reinventarsi, adattarsi, innovarsi. Amo il continuo movimento di una capitale che sa miscelare alla perfezione tradizione e modernità. Berlino Sono Io è anche la celebre frase di Kennedy, che io qui ho voluto reinterpretare come simbolo della capacità che ognuno di noi può avere di trovare la propria strada.

Claudio, il protagonista sia di “Generazione mille euro” che di “Berlino Sono Io”, raggiunge quello che in Italia viene considerato il successo. Per dirla con parole tue: “Il mio Paradiso si chiama posto fisso, ruolo manageriale, iperattività, casa di proprietà, mobili-Ikea, mobili-design, abiti firmati, palestra, amici, serate fuori, due tiri di coca”. Poi però a Claudio arrivano l’ansia, la depressione, probabilmente perché non è questo il tipo di successo che desiderava. Inizia a fare uso di cocaina e ansiolitici e decide di partire per Berlino: “un’unica uscita di sicurezza.” Pensi realmente che Berlino abbia questa funzione catartica e che Berlino oggi sia “la città delle opportunità, delle possibilità, dell’inseguire i propri sogni e ritrovare se stessi”?

Credo che Berlino rappresenti oggi ciò che Londra è stata negli anni Ottanta, cioè la città delle opportunità, del libero tentativo, dell’essere se stessi. Abbiamo bisogno di sostenibilità e rispetto per le persone e per l’ambiente, necessitiamo come fosse aria di un modello di urbanizzazione condivisa e umana, siamo in un momento in cui serve ritrovare la capacità di costruire rapporti sinceri e non effimeri. Per me Berlino è il simbolo del “Yes, we can” all’europea maniera.

Non credi, forse che nei media italiani e internazionali, negli ultimi anni, non si fa altro che parlare eccessivamente di Berlino: se ne occupano le reti televisive, leradio, se ne interessano i giornali più vari da Marie-Claire alla Repubblica. Sono stati intensificati i collegamenti aerei e Berlino è diventata una meta turistica di molti connazionali, dove vi si organizzano numerose gite scolastiche. Dunque un boom mediatico, a volte, però, esagerato?

Io a Berlino ci sono stato, più volte. Ci ho passato del tempo per scrivere questo romanzo. Tutti ne parlano? Fanno bene. Perché dobbiamo raccontarci modelli innovativi e positivi. Berlino è questo, quindi ben vengano questi fiumi di parole!

Cosa ti ha colpito di più di questa città? Quali sono secondo te le sue caratteristiche principali? Cosa differenzia Milano da Berlino?

Berlino è inclusiva, Milano tende a escludere. Berlino è verde, Milano grigia. Berlino è proattiva, Milano isterica. Amo Berlino, sogno che Milano riesca a seguirne il modello, perché qui sono nato, ho scelto di vivere e continuerò a farlo.

Che cos’è esattamente la “Generazione mille euro”?


Sono tutte quelle persone, giovani e non, che vivono di contratti atipici e guadagnano mille euro o meno. Nel 2005 rappresentava la paura, oggi quasi è diventata speranza. Questo racconta che in Italia, e non solo, viviamo un periodo difficilissimo. Ma io conto che ci sia una rinascita: su La3, canale 143 di Sky in Italia, e sui siti www.la3tv.it e www.generaziones.it, racconto ogni giorno storie di italiani giovani che si inventano professioni e aprono nuove imprese: la Generazione S è la risposta alla Generazione Mille Euro, storie motivazionali e ispirazionali di chi nelle difficoltà riesce comunque a trovare la strada del successo. Credo a un cambiamento, credo che lo spirito berlinese del mio romanzo possa pervadere un’Italia per troppi anni depressa.

“Berlino Sono Io” è il seguito naturale di “Generazione mille euro”?

Berlino Sono Io è un romanzo sui trentenni, è il libro che avevo dentro, è il racconto di una storia personale – quella del protagonista Claudio – e di una storia generazionale – quella dei giovani che non si sanno più orientare in una società che li ha esclusi -. Berlino Sono Io è il racconto di una necessità che in troppi hanno dimenticato: liberarsi dalle sovrastrutture e tornare a inseguire i propri sogni, dando sfogo al proprio io.

Come sei diventato scrittore?

Per caso. Perché avevo del tempo libero e volevo scrivere la storia della generazione mille euro. Lì ho capito che l’utilizzare la narrativa come strumento di racconto e denuncia sociale è la vera chiave di volta, specie in Italia: gli articoli di giornale e le grandi inchieste giornalistiche sono utilissimi, ma per far passare nuovi modelli e messaggi culturali il romanzo è il vero grimaldello che può scardinare la stantia situazione sociale e politica.

Scrittori che ti hanno influenzato?

Adoro Bret Easton Ellis. Mi piace Nick Hornby. Leggo tanti giovani italiani, da Santarossa Bianchini, da Baccomo a Militi. Ma io scrivo quel che sento e nel modo che mi è proprio.

Credi che si possa eliminare il sistema di conoscenze e raccomandazioni in Italia? Se sì come?


Sì, credo si possa eliminare. Con una grossa rivoluzione culturale, che è sottotraccia ma in atto. La politica contribuisce a cambiare la società, ma è la cultura che ha la grande forza esplosiva. Arte e letteratura possono, insomma, cambiare il mondo. Lo hanno sempre fatto, lo faranno di nuovo anche ora.

I tuoi progetti futuri?

Proseguire su questa strada. Fare cose che sento mie, che mi divertano, che possano essere utili per migliorare la nostra società. Sono ambizioso, e credo che ciò che accade dipenda da noi.

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di Emilio Esbardo

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