di Emilio Esbardo
Berlino – La crisi di Volkswagen continua a dominare il dibattito economico e industriale in Germania. All’indomani della riunione del Consiglio di sorveglianza del gruppo automobilistico, l’Associazione della stampa estera in Germania (VAP – Verein der Ausländischen Presse in Deutschland) ha organizzato un incontro con Frank Schwope, esperto del settore automobilistico e docente universitario, per analizzare gli sviluppi della situazione e le prospettive del principale costruttore europeo.
L’incontro si è svolto in un momento particolarmente delicato, dopo le indiscrezioni pubblicate dalla stampa tedesca secondo cui l’amministratore delegato Oliver Blume avrebbe subito una pesante sconfitta all’interno del Consiglio di sorveglianza nella discussione sul piano di ristrutturazione del gruppo.
Schwope ha invitato innanzitutto alla prudenza, ricordando che i dettagli della votazione non sono ufficiali e derivano da informazioni trapelate. Tuttavia ha osservato che, se i numeri diffusi dalla stampa fossero corretti, il risultato confermerebbe il forte peso della componente dei lavoratori e del Land della Bassa Sassonia, che nel sistema di governance di Volkswagen dispone di un’influenza determinante grazie alla particolare struttura societaria prevista dalla cosiddetta “legge Volkswagen”.
Secondo l’esperto, proprio questa configurazione rende estremamente difficile immaginare una rapida approvazione di chiusure di stabilimenti o di misure drastiche come quelle ipotizzate nelle ultime settimane.
«Volkswagen è un’azienda speciale», ha spiegato Schwope, sottolineando come il Consiglio di sorveglianza rappresenti un equilibrio tra capitale, lavoratori e rappresentanti politici, rendendo inevitabile una lunga fase negoziale.
Pur ritenendo credibili le stime circolate nelle ultime settimane – che parlano di oltre 100.000 dipendenti coinvolti e della possibile chiusura di quattro stabilimenti – Schwope ha precisato che tali numeri rappresentano soprattutto una posizione negoziale della dirigenza e non una decisione definitiva.
Gran parte dell’incontro è stata dedicata alle conseguenze occupazionali dell’eventuale ristrutturazione.
L’analista ha ricordato che nella storia di Volkswagen i licenziamenti collettivi per motivi economici sono sempre stati evitati. Le riduzioni del personale sono generalmente avvenute attraverso prepensionamenti, pensionamenti anticipati, incentivi all’esodo e uscite volontarie.
«Per quanto ne so, nella storia di Volkswagen non c’è mai stato un licenziamento collettivo per ragioni economiche», ha affermato Schwope, evidenziando come il modello sociale dell’azienda abbia sempre privilegiato soluzioni concordate con le rappresentanze dei lavoratori.
A pagare il prezzo più alto, ha osservato, sono spesso invece i lavoratori interinali, che dispongono di minori tutele rispetto ai dipendenti assunti direttamente dal gruppo.
Nel corso del dibattito sono emerse anche numerose domande sul ruolo degli altri marchi del Gruppo Volkswagen, in particolare Škoda.
Rispondendo ai giornalisti della televisione pubblica ceca, Schwope ha osservato che l’ottimo andamento commerciale del marchio ceco potrebbe persino portare, qualora fosse necessario, alla produzione di alcuni modelli Škoda negli stabilimenti tedeschi.
Secondo l’esperto, dal punto di vista industriale non esistono ostacoli particolari: negli impianti tedeschi vengono già assemblati modelli di altri marchi del gruppo, come Seat e Cupra, e la stessa soluzione potrebbe essere adottata anche per Škoda, soprattutto per i modelli elettrici.
Schwope ha definito quello di Škoda un vero e proprio caso di successo all’interno del gruppo Volkswagen, ricordando come in passato il marchio sia cresciuto talmente rapidamente da entrare persino in concorrenza con alcuni modelli della casa madre.
Nonostante ciò, l’esperto ritiene improbabile che eventuali trasferimenti produttivi comportino conseguenze significative per gli stabilimenti cechi, limitandosi, nella peggiore delle ipotesi, a riduzioni molto contenute dell’organico.
Nel complesso, dall’incontro organizzato dal VAP emerge una lettura meno allarmistica rispetto a quella diffusa negli ultimi giorni da parte di alcuni media. La crisi di Volkswagen è reale e richiederà profonde riforme, ma la particolare struttura di governance dell’azienda, il peso delle rappresentanze dei lavoratori e il ruolo della politica rendono improbabile che le decisioni più drastiche possano essere adottate rapidamente o senza un ampio compromesso.
Per Schwope, il futuro del gruppo passerà inevitabilmente attraverso una difficile trattativa tra management, sindacati e azionisti, nella quale competitività industriale e tutela dell’occupazione dovranno trovare un nuovo equilibrio.



