Turismo, Berlino rallenta ma non perde il suo fascino: pesano voli, crisi internazionali e aumento dei prezzi

Jürgen Amann con i rappresentanti dell’associazione dei corrispondenti esteri – foto: Emilio Esbardo

di Emilio Esbardo

Berlino continua ad attirare visitatori, ma il turismo della capitale tedesca non ha ancora ritrovato pienamente lo slancio precedente alla pandemia. A pesare sono soprattutto la debolezza del turismo internazionale, l’insufficienza dei collegamenti aerei intercontinentali, le tensioni geopolitiche e la perdita di potere d’acquisto. E mentre la città cerca di rilanciare la propria capacità attrattiva, emerge anche un’altra questione: la progressiva scomparsa di club e spazi alternativi rischia di intaccare proprio quell’immagine di libertà e creatività che ha reso Berlino celebre nel mondo.

È il quadro tracciato da Jürgen Amann, co-amministratore delegato di visitBerlin, nel corso di un incontro organizzato dal VAP – Verein der Ausländischen Presse in Deutschland (Associazione della stampa estera in Germania) nella sede dell’ente berlinese per la promozione turistica.

Amann, arrivato a visitBerlin il primo giugno dopo oltre sei anni trascorsi alla guida di KölnTourismus e precedenti esperienze a Dresda e Ingolstadt, non nasconde le difficoltà. «Nel primo semestre del 2026 Berlino non è certamente dove tutti noi vorremmo che fosse dal punto di vista turistico», ha spiegato.

I numeri mostrano una sostanziale tenuta degli arrivi, diminuiti appena dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma un calo più significativo dei pernottamenti, scesi del 2,7%.

Tengono i tedeschi, diminuiscono gli stranieri

La situazione cambia sensibilmente distinguendo tra turismo nazionale e internazionale. Gli arrivi dalla Germania sono aumentati dell’1,8%, mentre i pernottamenti dei visitatori tedeschi hanno registrato una lieve flessione dello 0,3%.

Più preoccupante è invece l’andamento del turismo dall’estero: gli arrivi internazionali sono diminuiti del 4% e i pernottamenti di oltre il 6%.

Il mercato nazionale continua a rappresentare circa il 61% del volume turistico complessivo della capitale, contro il 39% proveniente dall’estero. È quindi soprattutto la debolezza della componente internazionale a trascinare verso il basso il bilancio complessivo.

Secondo Amann, per i tedeschi uno dei problemi principali è il costo della vita. La stagnazione dell’economia e l’aumento dei prezzi lasciano meno denaro disponibile per il consumo turistico. Il visitatore continua a venire a Berlino, ma tende a spendere meno.

Gli effetti sono visibili nei musei, nelle strutture culturali e ricreative e nella ristorazione. Amann ha fatto l’esempio di una famiglia che in passato avrebbe potuto trascorrere una giornata salendo su un autobus turistico, pranzando al ristorante, visitando un museo e concludendo la serata al Friedrichstadt-Palast. Oggi, con un budget più limitato, è più probabile che rinunci a una o più di queste attività.

La domanda, dunque, non sembra essere scomparsa. È cambiata piuttosto la capacità di spesa.

Jürgen Amann con i rappresentanti dell’associazione dei corrispondenti esteri – foto: Emilio Esbardo

Guerra e geopolitica frenano il turismo internazionale

Sul fronte estero le ragioni sono differenti e, in buona parte, sfuggono al controllo della città. La guerra in Ucraina ha praticamente azzerato il mercato russo e quello dei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti. Nel 2019, ha ricordato Amann, i soli visitatori provenienti dalla Russia avevano generato oltre 300.000 pernottamenti a Berlino.

A questo si aggiungono le tensioni in Medio Oriente e le conseguenze che le crisi internazionali producono sulla mobilità e sulla propensione a viaggiare.

Un altro punto debole è rappresentato dai collegamenti aerei. Berlino non dispone, secondo Amann, né della rete intercontinentale né dell’ampiezza dei collegamenti diretti di cui beneficiano altre grandi capitali europee. L’aeroporto BER rimane molto lontano, in termini di traffico e connettività, dagli hub che servono città come Londra e Parigi.

La conseguenza è particolarmente evidente sui mercati a lungo raggio. Dagli Stati Uniti, uno dei bacini internazionali più importanti per Berlino, nel primo semestre del 2026 gli arrivi hanno registrato un calo del 9,9%.

Non tutti i mercati, tuttavia, mostrano segnali negativi: dai Paesi Bassi, ad esempio, visitBerlin ha registrato una crescita rispetto al 2025.

«Berlino resta un marchio molto forte»

Amann respinge quindi l’idea che la stagione d’oro del turismo berlinese sia definitivamente terminata.

«Berlino è ancora un marchio turistico molto, molto forte», ha sottolineato. La capitale conserva una capacità di attrazione internazionale legata soprattutto alla sua immagine di «città della libertà», alla cultura e alla possibilità di offrire continuamente qualcosa di nuovo.

Rispetto ad altre metropoli europee, Berlino sconta inoltre il confronto con la propria straordinaria crescita degli ultimi decenni. A partire dagli anni Novanta la città ha vissuto una lunga espansione turistica, arrivando in alcuni periodi a registrare tassi di crescita annuali a due cifre. Oggi, secondo Amann, quella corsa ha raggiunto una sorta di plateau e si può parlare anche di una fase di consolidamento, aggravata però dalle difficoltà economiche e geopolitiche.

In Europa Berlino resta, secondo i dati citati durante l’incontro, la terza destinazione urbana dopo Londra e Parigi. Roma sta recuperando terreno rapidamente, ma la capitale tedesca mantiene per il momento la terza posizione.

L’obiettivo dichiarato è tornare a superare, nel medio-lungo periodo, il livello record del 2019, quando Berlino aveva raggiunto circa 35 milioni di pernottamenti.

Jürgen Amann con i rappresentanti dell’associazione dei corrispondenti esteri – foto: Emilio Esbardo

La vita notturna è parte del marchio Berlino

Un capitolo particolarmente delicato riguarda la club culture. La chiusura di locali storici e le difficoltà degli spazi alternativi hanno alimentato negli ultimi anni il timore che Berlino possa perdere una componente fondamentale della propria identità.

Per Amann non si tratta di un elemento marginale. Citando uno studio della Clubcommission Berlin, ha ricordato che il 22% dei visitatori indica la cultura dei club tra le ragioni del proprio viaggio nella capitale.

Ma il valore della scena notturna va oltre il numero di persone che effettivamente frequentano i locali.

Amann, che ha ricordato di avere più di cinquant’anni e di non essere personalmente un frequentatore di club, ha citato nomi come Tresor e Berghain: luoghi conosciuti internazionalmente anche da chi non vi ha mai messo piede. Proprio per questo contribuiscono a costruire l’immagine della città.

Se Berlino vuole continuare a presentarsi come «città della libertà», la club culture ne rappresenta, secondo il manager di visitBerlin, una delle manifestazioni più riconoscibili. Preservare una scena viva di club e bar è quindi anche una questione di politica turistica.

Il problema è trovare un equilibrio tra questa identità e la crescente pressione immobiliare di una grande metropoli, dove gli spazi hanno inevitabilmente anche un valore economico.

Congressi e fiere, un settore da 1,5 miliardi

Accanto al turismo tradizionale, Berlino punta fortemente sul settore congressuale e degli eventi professionali, uno dei comparti a maggiore valore aggiunto.

Nel 2025 la città ha ospitato circa 87.000 tra congressi, convegni, meeting, incentive ed eventi professionali, con complessivamente circa 14 milioni di partecipanti.

Berlino è, secondo Amann, la prima destinazione tedesca nel settore e compete a livello europeo con città come Londra, Parigi, Amsterdam e Barcellona.

Il comparto congressuale genera nella capitale circa 1,5 miliardi di euro di fatturato e sostiene approssimativamente 27.000 posti di lavoro. Per rendere più immediata la dimensione economica del fenomeno, Amann ha paragonato idealmente questo esercito di lavoratori a quello di una grande fabbrica: se ogni mattina 27.000 persone attraversassero lo stesso cancello, sarebbe evidente a tutti il peso del settore sull’economia berlinese.

Tra gli appuntamenti già acquisiti figura per il prossimo anno il congresso europeo di reumatologia, che dovrebbe portare a Berlino quasi 20.000 partecipanti.

Anche le infrastrutture sono destinate a crescere, con nuove capacità per grandi manifestazioni e con l’ipotesi di rendere nuovamente accessibile l’ICC, l’Internationales Congress Centrum, almeno per eventi speciali collegati ai congressi.

Turismo e politica alla vigilia delle elezioni

A pochi mesi dalle elezioni berlinesi, il turismo entra inevitabilmente anche nel dibattito politico. Amann ha però sottolineato il carattere apartitico di visitBerlin e la disponibilità a collaborare con qualunque futura maggioranza.

La priorità, ha spiegato, dovrà essere una crescita qualitativa e sostenibile: aumentare il valore economico generato dai visitatori senza entrare in conflitto con gli interessi di chi vive quotidianamente nella città.

È una sfida che comprende il rapporto con i dodici distretti berlinesi, la gestione degli spazi pubblici, la cultura, la vita notturna, i grandi eventi e la promozione internazionale.

Il messaggio che emerge dall’incontro con la stampa estera è quindi meno pessimista di quanto suggeriscano i dati del primo semestre. Berlino sta attraversando una fase difficile e parte delle cause – dalle guerre alla connettività aerea – non può essere risolta dall’amministrazione cittadina o dagli operatori turistici.

Ma Amann resta convinto della forza del prodotto Berlino. Nel mondo, ha spiegato, continua a esistere un consenso molto diffuso: Berlino è una città che bisogna avere visto almeno una volta.

La sfida, adesso, è trasformare ancora una volta questa notorietà in una ragione concreta per partire.

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