Nel 2009 le celebrazioni dei 20 anni della caduta del Muro: l’opinione

Capi di Stato durante la cerimonia - Foto: Emilio Esbardo

di Emilio Esbardo

«Gente del mondo [...] guardate questa città e i suoi cittadini e riconoscete che non potete e non dovete abbandonarli [...]»


(Ernst Reuter – sindaco di Berlino durante il “blocco” del 1948 – 9 settembre 1948)  

«Duemila anni fa – Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire “civis Romanus sum.” Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire “Ich bin ein Berliner.” [...] Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista [...] Che vengano a Berlino [...] La libertà è indivisibile e quando un solo uomo è reso schiavo, nessuno è libero [...] Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire “Ich bin ein Berliner” [...]»

(John F. Kennedy, Berlino Ovest, 26 giugno 1963)

Forse il dipinto murale più famoso di Berlino: il bacio tra Brežnev (segretario generale del Partito comunista dell'Unione Sovietica dal 1964 al 1982) e Honecker (Segretario Generale del Comitato Centrale della SED, partito che deteneva il potere nella DDR, dal 1971 al 1989) - Foto: Emilio Esbardo

Dalla conclusione della seconda guerra mondiale fino all’abbattimento del Muro Berlino fu il capro espiatorio di due ideologie contrapposte: il luogo di scontro tra il comunismo ed il capitalismo, rappresentativo della divisione del mondo in due blocchi. Berlino era il centro e il cuore della guerra fredda, la linea di confine che divideva i Paesi capitalisti dai Paesi comunisti: ogni contrasto tra le due superpotenze, ogni crisi, venivano sentiti immediatamente, toccati con mano dai cittadini berlinesi.


Come il cosiddetto “blocco di Berlino”, iniziato il 24 giugno 1948, quando l’URSS interruppe gli accessi ai tre settori occupati da americani, francesi e inglesi, tagliando tutti i collegamenti stradali e ferroviari, che collegavano la città con il resto della Germania occidentale. Berlino, ricordiamolo, era all’interno della DDR. Le parti occidentali rimasero senza viveri, medicinali e addirittura senza corrente elettrica, anch’essa sotto il controllo sovietico. Si decise per un ponte aereo, grazie al quale furono trasportati interi container pieni di carbone, viveri, medicinali e pacchetti di caramelle per i bambini. Il ponte aereo durò 462 giorni.

East.side-gallery - Foto: Emilio Esbardo

Due anni fa si è celebrata una festa in ricordo di tale avvenimento, che in concomitanza con i vent’anni della caduta del Muro, ha assunto un significato particolare.

La caduta del Muro di Berlino, avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 novembre, avrebbe portato a un cambiamento radicale dello scacchiere economico, sociale e politico non solo dell’Europa, bensì del mondo intero. Il 9 novembre rappresenta una data epocale, chiude definitivamente, secondo il parere di molti storici, i conflitti, gli scontri e i dissapori della seconda guerra mondiale. Il 9 novembre è stato assunto a simbolo della liberazione dai Paesi oppressi da regimi dittatoriali come quelli fascisti, nazisti e comunisti. Il 9 novembre celebra il valore della libertà e della democrazia.

La caduta del Muro, però, ha dato origine anche alla globalizzazione, a un mondo basato su un capitalismo selvaggio, con un mercato senza regole e controlli, portandoci a una delle crisi economiche più gravi sin dai tempi della depressione del 1929.

La costruzione del Muro, che divise la città in due e separato tra di loro familiari, amici e amori, iniziò nelle prime ore del 13 agosto 1961. I soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti coloro che cercavano di attraversare la zona di confine e nonostante tutto ci furono persone che tentarono la fuga: ad alcuni riuscì ad alcuni costò la vita.


Potsdamer Platz, vent’anni dopo la riunificazione della Germania: durante la divisione della città, attraversata dal Muro, era uno spazio vuoto ricoperto di sterpaglie. Alla ricostruzione di quest’area ha contribuito anche l’architetto italiano Renzo Piano - Foto: Emilio Esbardo

Il reato di “Fuga dalla Repubblica” prevedeva tre anni di carcere. Più di 30.000 prigionieri politici sono stati venduti alla Repubblica Federale.

La sua caduta avvenne per caso e grazie a una domanda di un giornalista italiano, Riccardo Ehrmann, al ministro della propaganda della DDR Günter Schabowski, durante una conferenza stampa.

Schabowski avrebbe dovuto comunicare ai berlinesi dell’est che gli sarebbe stato concesso di attraversare il confine con un adeguato permesso. A Schabowski, però, non diedero nessuna direttiva su come divulgare la notizia. Alla domanda di Ehrmann: “E da quando?”, il poco preparato ministro rispose: “Per quel che ne so entra in vigore, beh, da subito”.

L’annuncio di Schabowski, trasmesso in televisione, fece radunare una folla enorme davanti ai checkpoint, che non poté essere più respinta dalle guardie di confine. Il Muro fu abbattuto velocemente e molti suoi pezzi divennero dei souvenir.

A Berlino non sono mancati naturalmente i festeggiamenti, che sono terminati con i fuochi di artificio alla Porta di Brandeburgo.

La prima settimana di novembre è stato celebrato il “Festival della Libertà”. Installazioni, mostre, eventi in piazza hanno raccontato i mutamenti architettonici e sociali degli ultimi venti anni. Berlino è una città molto amata dagli italiani e una delle mete favorite dai turisti nostrani. Inoltre gli italiani trapiantati a Berlino sono più di 15.000, la quarta comunità di stranieri della città. Essi hanno dato un contributo importante nella formazione della Berlino riunificata, come l’architetto Renzo Piano.

Dopo la caduta del Muro vi è stata un’inattesa colonizzazione culturale italiana. I berlinesi hanno iniziato ad innamorarsi della cucina italiana e per le strade della città, oggi, non è difficile imbattersi in insegne come: “Dopodomani”, “Cantamaggio”, “Pranzo e cena”, “Marmo e Terracotta”, “Bar centrale”, “Sali e Tabacchi”, etc., etc.

Angela Merkel durante le celebrazioni - Foto: Emilio Esbardo

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